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Costruire Reti di Economia Civile. Modelli innovativi di filiera COVID-19

2021-07-05 11:55

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Costruire Reti di Economia Civile. Modelli innovativi di filiera COVID-19

«L’economia civile non è un lusso, ma una risposta che punta a massimizzare la generalità».Leonardo Becchetti, co-fondatore di Next e direttore del Fe

«L’economia civile non è un lusso, ma una risposta che punta a massimizzare la generalità».

Leonardo Becchetti, co-fondatore di Next e direttore del Festival Nazionale dell’Economia Civile, ha aperto così il Webinar dal titolo “Costruire Reti di Economia Civile. Modelli innovativi di filiera COVID-19” che si è svolto martedì, 29 giugno 2021, e improntato sui temi dell’economia civile e dell’impresa sociale.

 

La tragedia della pandemia ha insegnato molto. L’umanità ha saputo andare avanti reinventandosi e mescolando tre modalità di lavoro: in presenza, mediante i webinar e altro, attraverso WhatsApp.

È necessario incrementare le relazioni e studiarne le sfumature.

 

«Le aziende sono chiamate a una responsabilità pubblica più ampia» ha continuato Becchetti, sottolineando la necessità di agire non solo in campo economico ma anche in quello sociale e ambientale.

 

A rafforzare il suo contributo, è intervenuta Stefania Brancaccio, Vice Presidente Nazionale UCID, la quale ha affermato che l’economia civile non è numeri, non deve essere gestita da algoritmi.

«L’azienda è un organismo che vive. Non si tratta solo di risorse, ma di persone; l’economia non deve lasciare indietro nessuno».

La Brancaccio prosegue trattando l’economia dal punto di vista femminile, dichiarando che deve apparire come gestione della casa e non come sfruttamento.

E lì, la domanda della moderatrice Elvira Terranova: «La pandemia ha fatto pagare un prezzo più alto alle donne. La percentuale di queste che hanno perso il lavoro ha toccato il 98 percento; ci sono ancora difficoltà da superare per quanto riguarda la conciliazione tra vita privata e professionale?».

«Il primo grande problema è il G20, dove gli engagement sembrano essere fini a se stessi». Hanno rinchiuso le donne in un recinto e le mettono in una condizione di mutismo a causa della vita familiare. Non concedono loro quello status che le permette di scegliere tra vita privata e professionale; le donne in carriera, talvolta, sono costrette a rinunciare per i figli e le aziende non aiutano. Vedono ridursi lo stipendio quando hanno bisogno di ferie o di assenze per i propri bambini. Le donne sono una risorsa inestimabile, sono capaci di studiare materie scientifiche e informatiche e non ancora tutti lo accettano.

«Siate imprenditrici di voi stesse» conclude la Ferrero.

 

A seguire, la testimonianza di Fabio Ruvolo, Presidente della Cooperativa Sociale Etnos, affiancato da Elena Ferrero, Presidente di Atelier Riforma, sul progetto “Equo Dress”, la sartoria sociale nata nel pieno della pandemia, con sede in una delle Case Accoglienza di Etnos, che vede come obiettivo il riutilizzo di jeans dimessi per la creazione di gonne in vendita presso Atelier Riforma, e che un esempio di rete di economia civile.

«L’economia è malata, condizionata da un territorio ancora in situazioni critiche, da retaggi culturali che la compromettono e che sfrutta la paura per vivere» ha dichiarato Ruvolo, evidenziando la risposta in un sorriso e portando sul palco, non solo il progetto “Equo Dress”, ma anche la gelateria solidale e di territorio, figlia della cooperativa, “Equo Cream” affermando la volontà di volerli esporre come un sistema dove ciascuno possa sentirsi parte integrante.

«Etnos è la somma di persone che hanno portato con sé esperienze di vita, le hanno unite in risorse per diventare un valore aggiunto comune» ha concretizzato Ruvolo.

«Atelier Riforma» ha iniziato Elena Ferrero, «è un progetto che si inserisce nella moda, in particolare in quella circolare, che vuole ridurre l’impatto ambientale e far sì che lo “scarto” diventi una risorsa e venga inserito nel nuovo modello economico».

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